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"Ci sono pochi luoghi che presentano maggiori
attrattive per la vista e l'immaginazione di questi pittoreschi rifugi dei
valdesi, che io sono stato indotto a visitare per una di quelle circostanze
fortuite che talora generano eventi tra i più piacevoli della vita"
scriveva nel 1823 nel libro Narrative of
an excursion to the mountains of Piemont and researches among the Vaudois, or
Waldenses (...) il rev. William S. Gilly, uno dei primi viaggiatori stranieri che non poté fare a meno di raccontare
il paesaggio legandolo inscindibilmente alla popolazione che lo abitava e alla
sua fede.
Le
Valli sono state, nelle vicende storiche e nell'immaginario collettivo, un
profilo di montagne che ha costituito per i valdesi
confine e comunicazione, vita quotidiana
e viaggio, campo di lavoro e luoghi storici,
radici affondate nel terreno e rami da protendere lontano, verso i più vicini
paesaggi italiani dell'evangelizzazione
e quelli più lontani dell'emigrazione.
Le
vedute delle Valli costituiscono uno dei soggetti favoriti di David Peyrot fin dall'inizio della sua attività
di fotografo, come anche per l'amico Davide Bert,
autore di una serie di riprese volte ad illustrarne i cambiamenti da area
agricola a zona fortemente industrializzata negli anni tra la fine del XIX e
l'inizio del XX secolo.
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