Il progetto “Cartografia delle Valli valdesi” si sta sviluppando secondo i tempi e le modalità programmate. L’obiettivo del progetto è quello di mettere a disposizione degli studiosi di varie discipline tutte le carte geografiche a stampa (in copia cartacea e digitale) prodotte in ambito non solo piemontese, ma anche francese, olandese e tedesco, contenenti una significativa illustrazione delle Valli valdesi o del territorio teatro di avvenimenti legati alla storia valdese.
Dopo aver scansionato e stampato più di un centinaio di carte del 1500 e 1600 l’orientamento attuale, superando il vincolo meramente cronologico, è quello di offrire agli studiosi la possibilità di consultare anche un significativo numero di carte del 1700 e del 1800, dove più puntuali e analitici sono i riferimenti al territorio valdese.
Al fine di agevolare tale consultazione, prevista in futuro presso la sede della SSV su appuntamento, è disponibile in formato PDF l’indice cronologico delle carte attualmente consultabili, sia in digitale sia in cartaceo.
Contemporaneamente il progetto prevede l’inserimento di schede bibliografiche relative alle carte nella banca dati on-line della Bibliografia valdese, consultabile all’indirizzo www.bibliografia-valdese.com. La scheda dedicata a ciascuna carta, corredata di immagine, riporta, insieme ai dati identificativi della carta e della sua edizione, una breve descrizione fisica e i riferimenti bibliografici relativi sia all’opera di eventuale provenienza della carta, sia alla bibliografia di confronto. Su tale sito sono già visibili le schede bibliografiche di oltre una cinquantina di carte, soprattutto dei secoli XVI e XVII.
Le carte già presenti nella Bibliografia sono contraddistinte, nell’indice cronologico, da un asterisco.
Il progetto, coordinato da Vittorio Diena, è sostenuto dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, e si avvale della collaborazione dell’Archivio Storico della Città di Torino, dell’Archivio della Biblioteca centrale della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e di alcuni collezionisti privati. |