Dizionario Biografico dei Protestanti in Italia

Anita Gay

Anita Gay (14 settembre 1915 - 7 maggio 1984) missionaria della Société des missions évangéliques de Paris in Gabon e Madagascar.

Biografia

Nata a Perosa Argentina, era figlia di Giovanni, responsabile della Società Talco e Grafite Val Chisone, e Clotilde Tron e sorella del pastore Carlo Gay. Dopo aver frequentato l'Istituto magistrale a Pinerolo e la Facoltà di Magistero a Torino, si laureò in Filosofia e Pedagogia presso l'Università di Torino.

Nel 1938 frequentò la Société des missions évangéliques de Paris (SMEP), venendo destinata alla missione nel Gabon, in qualità di insegnante missionaria. Iniziò il suo servizio presso la stazione missionaria agricola sull'Ogooué, per poi passare a Ngomo, a 60 chilometri a sud di Lambaréné, stazione missionaria con scuole (7 classi di elementari), convitti sia maschili che femminili e un’importante laboratorio di segheria, per insegnare il mestiere. Nel 1940 fu nuovamente trasferita, a Samkita, a 100 chilometri a nord di Ngomo.

Con l'entrata in guerra dell'Italia, tutti i cittadini italiani nella colonia francese furono arrestati e rinchiusi in campi di concentramento, sino all'avvento di Philippe Pétain, che firmò l'armistizio con l'Italia. Riprese così la sua attività a Baraka, prima, quindi a Talagouga, isola in mezzo al fiume Ogooué, dove insegnava nelle scuole e collaborava alla gestione di un ambulatorio. Le alterne vicende della guerra portano all'isolamento completo dei missionari europei, fatto salvo per gli aiuti prestati dai missionari americani operanti nel vicino Camerun. Nel 1944, venne trasferita a Ovan, stazione molto isolata nella foresta equatoriale, anch’essa dotata di una scuola elementare e un ambulatorio che sopperiva alla mancanza di strutture sanitarie nella regione.

L’annuncio della morte del fratello Enrico, caduto nella guerra partigiana il 20 agosto 1944, la raggiunse solo dopo otto mesi, così come la notizia della fine della guerra. Malata, poté tornare in congedo in Italia il 3 aprile 1946, ottenendo dalla SMEP il consenso per intraprendere nuovi studi presso la Scuola di Ostetricia di Torino, utili per proseguire il suo impegno missionario in campo medico.

Il primo gennaio 1950 partì per il suo secondo soggiorno in Gabon, nuovamente a Ovan, ma questa volta impegnata nell'opera medica con ambulatorio e qualche capanna per ospitare i malati più gravi venuti da lontano. Inizialmente sprovvisto di un medico residente, l’ambulatorio era dedicato soprattutto alla cura dei lebbrosi e alla lotta all’alta mortalità infantile. Dopo un secondo congedo, a fine 1952, nell’ottobre dell’anno seguente, ripartì per il suo terzo soggiorno in Gabon, questa volta a Ebeigne, dove il Governo aveva affidato ai missionari della SMEP la realizzazione di un nuovo lebbrosario. Qui, per fare fronte alla mancanza di personale preparato, molti malati venivano coinvolti nel lavoro a favore dei malati più gravi; al tempo stesso, si sviluppò un intenso lavoro di assistenza medica itinerante nei villaggi, sprovvisti di altre strutture ambulatoriali, così come la cura e l’assistenza agli orfani. Dopo un periodo di congedo in Europa (27 giugno 1955-4 gennaio 1956), tornò al lebbrosario di Ebeigne, dove i lebbrosi erano ormai oltre cinquecento. Dal governo, venne chiesto alla missione di non prendersi più carico degli orfani e degli ammalati non lebbrosi, ordine impossibile da rispettare per la gravità di molti casi. Dopo un quarto congedo in Europa (4 settembre 1958-18 agosto 1959), continuò il suo impegno presso il lebbrosario di Ebeigne finché, nel 1961, il governo riprese il controllo del lebbrosario.

Ritornata in Italia per assistere la madre, nell’agosto 1960, non ripartì per il Gabon sino al 1968, per motivi di salute. Il sesto soggiorno ebbe sede nella stazione missionaria di Mful, poco distante da Oyem, dove era stata creata, nel 1962, una “Casa della madre e del bambino” per lottare contro la mortalità infantile. In quegli anni il Gabon ottenne la sua indipendenza e così pure la Chiesa Evangelica, ma dopo poco tempo la turbolenta situaziona del paese, afflitto da divisioni interne tra fazioni rivali, spinse il governo all’espulsione dei missionari europei, sui quali venne fatta ricadere la colpa dei disordini.

Tornata in Italia con un viaggio rocambolesco attraverso il Camerun, accettò la proposta della SMEP di proseguire il suo impegno presso la chiesa del Madagascar (FJKM). Il 26 luglio 1971 partì così per il “Centro medico-sociale” di Fihaonana a 60 chilometri a nord dalla capitale Antananarivo. Lo scopo del centro era, anche qui, quello di lottare contro la mortalità infantile e operare a favore dei bambini abbandonati. Il suo impegno missionario proseguì in questa sede sino al 1975, quando fece definitivo ritorno in Italia, per la sua pensione.

Negli ultimi anni, prestò ancora per brevi periodi preziosi servizi all’Istituto professionale degli Artigianelli valdesi di Torino, al Convitto della Facoltà valdese di Teologia di Roma, impegnandosi con passione nella vita della comunità di Pomaretto, così come nella società civile.

Morì a Pinerolo il 7 maggio 1984.

Bibliografia

R. Coïsson, I Valdesi e l'opera missionaria, Torre Pellice, Cooperativa Tipografica Subalpina, 1979.spazio
R. Coïsson, Anita Gay. Una fede vissuta nel servizio per il prossimo, in «L'Eco delle valli valdesi», 25 maggio 1984.

Immagini

  • A cura di Renato Coïsson
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