editto dell'armée d'Italie

XVIII Secolo

Nel Settecento le comunità valdesi, dopo il Glorioso Rimpatrio e l’editto ducale del 1694, che abolendo i precedenti editti del 1686 ha consentito il ristabilimento nelle valli originarie, pongono le basi per la ricostruzione religiosa e del tessuto socio-economico nelle terre d’origine. Nel 1730 la monarchia sabauda conferma i limiti della tolleranza religiosa: sono riconosciuti il diritto alla pratica del culto nell’enclave alpina delle Valli di Luserna e di San Martino, il libero possesso e l’acquisto di beni mobili e immobili, la possibilità di ricevere sostegno finanziario a titolo di elemosina dalle potenze straniere, la nomina dei maestri di scuola; viene altresì vietata la costruzione di nuovi templi, sancita la separazione dai cattolici a riguardo del culto e dell’istruzione, proibito agli abitanti della Valle di Pragelato e dei francesi protestanti di trasferirsi nelle terre del “ghetto alpino”. L’atto, seppur fortemente restrittivo, definisce per tutto il secolo i rapporti tra valdesi e monarchia, restando in vigore, senza soluzione di continuità, fino alla fine dell’Antico Regime. L’intendente di Pinerolo, che si occupa della vigilanza in campo amministrativo e fiscale della provincia per conto del potere centrale, è talvolta chiamato a vegliare anche sulle comunità protestanti, mentre il tentativo di riconquista cattolica viene esercitato attraverso l’istituzione dell’Ospizio dei catecumeni di Pinerolo.

Nel corso del secolo i legami con l’Inghilterra e con le Provincie Unite restano intensi. Attraverso il sostegno finanziario dato alle valli per il tramite del Comitato vallone, istituito presso i paesi protestanti del Nord Europa, le Chiese valdesi possono pagare pastori e maestri che si dedicano all’organizzazione dell’istruzione e dell’assistenza. Il Comitato sostiene, inoltre, l’istituzione della Scuola Latina. La protezione del residente inglese a Torino assicura la protezione dalla prigionia e dalla confisca dei beni inflitti in taluni momenti ai pastori. L’istituzionalizzazione di un territorio segnato da limiti religiosi non impedisce, oltretutto, una forte mobilità geografica: giovani studenti valdesi grazie a borse di studio si formano nelle Università di Teologia di Basilea, di Losanna e all’Accademia di Ginevra, dove spesso sono consacrati. La prospettiva di questi pastori resta sempre rivolta verso le valli d’origine, dove al loro ritorno esercitano il culto nelle chiese locali.

Grazie all’internazionale protestante alcuni valdesi entrano in contatto con i dibattiti nei salotti e nelle accademie dell’età dell’illuminismo, rielaborando il proprio pensiero alla luce delle teorie di Locke, Voltaire, Montesquieu, Rousseau. Questi giovani pastori non dimenticano le proprie origini e l’importanza della questione valdese, dando luogo a originali forme di elaborazione del proprio pensiero tra sensibilità religiosa e speculazione scientifica. Alcuni di essi, formati soprattutto dal pensiero di Rousseau, sostengono convintamente nel tardo Settecento le idee rivoluzionarie, appoggiando con le armi e nella politica i governi francesi fino alla Restaurazione, anche assumendo posizioni istituzionali di notevole rilievo.

Per quanto riguarda la società e l’economia, nel corso del Settecento si registrano alcuni fenomeni rilevanti: dalla guerra della Lega d’Augusta fino alla guerra di Successione austriaca i valdesi, che hanno acquisito importanti esperienze nella guerra di montagna, sono inquadrati nei ranghi dei soldati e degli ufficiali dell’esercito sabaudo, assumendo rilevanti proporzioni a metà secolo, quando durante la guerra di Successione austriaca ne sono arruolati circa un migliaio.

La ricostruzione economico-sociale e la ripresa demografica nelle valli consentono, dall’inizio del secolo, la formazione di un notabilato capace di diversificare le proprie attività: alcune famiglie riescono a costruire un solido patrimonio immobiliare, esercitando acquisti, vendite, locazioni, espandendosi nel commercio di prodotti agricoli e nelle attività creditizie. Altre diventano, inoltre, abili nel commercio internazionale, creando proprie imprese capaci di costruire solide relazioni economiche tra Nord Europa e valli d’origine.


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