accampamento in carnia

Prima guerra mondiale

L'invasione della Libia, iniziata nell'ottobre del 1911, venne accolta con favore negli ambienti valdesi. Molti giovani - provenienti soprattutto dalle Valli valdesi - si arruolarono come volontari nelle fila della Croce Rossa Italiana e nel novembre di quell'anno la Tavola Valdese e il Comitato di Evangelizzazione decisero di mandare il pastore Corrado Jalla in quella terra, con il compito di fornire assistenza religiosa ai militari evangelici.

La
Chiesa Valdese, nella sua grande maggioranza, si schierò allo scoppio della Prima guerra mondiale a favore della neutralità italiana. La lacerazione del protestantesimo europeo, che vedeva Gran Bretagna e Germania schierate su fronti opposti, venne percepita dal protestantesimo italiano come un tragico evento: le diverse potenze impegnate nel conflitto (a esclusione della Russia zarista) avevano infatti ordinamenti politici simili e la stessa cultura liberale.

Il 31 marzo 1915 il pastore Ernesto Giampiccoli chiese al ministero della guerra la nomina di cappellani militari nel caso di un intervento italiano nel conflitto. Il 24 maggio l'Italia entrò ufficialmente in guerra e il 2 giugno il ministero nominò i primi cappellani valdesi, i pastori Eli Bertalot, Davide Bosio e Enrico Pascal. A questi uomini venne affidata la responsabilità di un'armata, ovvero di una zona geografica definita e piuttosto vasta, entro cui dovettero reperire e raggiungere i soldati evangelici dispersi in piccoli nuclei o isolati, portando loro conforto e sostegno.

Nel giugno del 1916 la Tavola Valdese ottenne la nomina di un quarto cappellano, il pastore Arnaldo Comba che venne assegnato al comando della I armata. A partire dall'anno successivo, invece, si aprì un nuovo campo di attività, ovvero la cura e l'assistenza ai prigionieri austro-ungarici di religione protestante. Per questo compito venne scelto il pastore Guglielmo Del Pesco che nel nell'aprile del 1917 iniziò a affiancare Arnaldo Comba, già impegnato da alcuni mesi in quell'opera. I due uomini dovettero far fronte a notevoli difficoltà non solo di natura logistica (i prigionieri erano distribuiti in 81 campi diversi, dal Piemonte alle isole) ma anche linguistica e comunicativa.

A sostituire Arnaldo Comba presso la I armata fu designato il pastore Giovanni Bonnet (maggio-agosto 1917) e in seguito Alberto Fuhrmann, all'epoca studente della Facoltà valdese di Teologia a Firenze. Nel frattempo Adolfo Tron, studente in teologia e professore del Collegio valdese a Torre Pellice, fu nominato cappellano e assegnato alla II armata. L'ultimo cappellano valdese fu Emilio Enrico Tron, pastore e soldato di sanità, nominato in sostituzione di Enrico Pascal il 15 novembre 1918, a guerra ormai conclusa.

In totale, i cappellani valdesi durante il primo conflitto mondiale furono nove. La loro nomina fu concessa con una certa larghezza (rispetto al piccolo numero di militari di cui dovevano occuparsi), senza troppi vincoli al loro operato, la cui organizzazione fu lasciata ai singoli e alle rispettive autorità ecclesiastiche.

Anche la Chiesa metodista episcopale richiese nel 1915 al ministero la possibilità di usufruire di cappellani al fronte, ma senza successo. La richiesta venne accolta soltanto nel gennaio del 1918, quando vennero designati i pastori Carlo Maria Ferreri, Umberto Postpischl e Giuseppe La Scala. La nomina dei primi due venne però subito revocata per sospetti sui loro sentimenti patriottici: il primo venne reintegrato in servizio per pochi mesi a guerra conclusa mentre il secondo venne sostituito dal pastore Emilio Ravazzini


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